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Somalia, Saleem e gli altri: i profughi che tornano a casa in cerca di futuro

«Arriviamo da mesi di tensioni causate dal disaccordo sul processo elettorale e dalla mancata introduzione del suffragio universale, uno dei principali punti non rispettati del programma politico di Farmaajo» spiega Bianchessi.

In compenso, lunedì 31 maggio il Somaliland (regione al Nordovest della Somalia) ha tenuto le sue elezioni dopo aver proclamato l’indipendenza da Mogadiscio trent’anni fa. Ha votato un milione di persone.

Il “ritorno” di Al Shabaab

Allo stesso tempo, Al Shabaab, che ancora controlla ampie zone nel centro-sud del paese, sta approfittando della confusione per aumentare la tensione e interferire con il processo elettorale e guadagnare terreno, favorito anche dal ritiro di numerosi reparti dell’esercito etiope, uno dei contingenti principali dell’Amisom, la missione di peace-keeping dell’Unione Africana in Somalia. Le ultime settimane hanno visto l’intensificarsi delle attività terroristiche da parte di varie cellule del gruppo sia contro la società e le autorità somale, sia contro le stesse forze dell’Amisom.

Il sostegno alle persone e alle comunità

Il progetto di Avsi si inserisce in questo complesso scenario grazie al sostegno dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e punta su formazione e sostegno economico agli insegnanti locali, sia nelle scuole pubbliche che in quelle comunitarie, interventi per rilanciare il settore produttivo della regione, rivolti soprattutto ad allevatori, contadini e pescatori, e sostegno psico-sociale soprattutto a donne che hanno subito abusi e violenze e a persone con disabilità.

«L’obiettivo – chiarisce Bianchetti – è fornire supporto in vari aspetti della vita quotidiana a rifugiati interni e comunità ospitanti, coinvolgendo circa 7mila persone in 10 villaggi, nella stessa situazione di Saleem, la quale riceve strumenti, semi e formazione su pratiche agricole nella speranza di migliorare la propria qualità di vita e della sua famiglia e per garantire un futuro migliore ai propri figli. Altre persone, come Mohamed e Aden, pescatori sul fiume Juba, avranno la canoa ristrutturata e nuove reti da pesca. Ogni villaggio avrá a disposizione un carretto trainato da asini per vendere i prodotti agricoli ad altri villaggi e fino a Kismayo».

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