HomeUltimo minutoClima, i Ventisette ancora divisi su come centrare gli obiettivi

Clima, i Ventisette ancora divisi su come centrare gli obiettivi

I Ventisette hanno dato ieri mandato alla Commissione europea di presentare in luglio un ampio pacchetto di proposte legislative con cui raggiungere il nuovo obiettivo climatico dell’Unione europea: una riduzione del 55% delle emissioni nocive entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990). La discussione tra i capi di Stato e di governo ha tuttavia messo in luce perduranti differenze fra i Paesi membri sui contributi di ciascun Paese nel raggiungimento di un target che è collettivo.

Tre i principali capitoli del pacchetto legislativo atteso a metà luglio e composto da 12 testi: una riforma del mercato di scambio delle quote di emissione (noto con l’acronimo inglese ETS); norme che regolamentino gli sforzi di ciascun Paese a seconda della propria ricchezza nazionale; e una riforma della tassazione dell’energia (si veda Il Sole 24 Ore di domenica). «L’obiettivo della discussione era di permettere ai governi di presentare le loro esigenze», ricordava ieri un diplomatico europeo.

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«Il Consiglio europeo invita la Commissione a presentare rapidamente il suo pacchetto legislativo insieme ad un esame approfondito dell’impatto ambientale, economico e sociale a livello degli Stati membri», si legge nelle conclusioni del vertice europeo che si è svolto tra lunedì e ieri a Bruxelles. Un paragrafo intero del canovaccio negoziato a livello diplomatico e dedicato agli sforzi nazionali è sparito nella versione finale, a conferma del tema controverso tra i Ventisette.

In questo senso, è significativa la scelta di introdurre nelle conclusioni del vertice la richiesta di effettuare studi d’impatto per ciascun Stato membro. I Ventisette non hanno raggiunto una intesa sulla metodologia da applicare per calcolare l’obiettivo nazionale. Il calcolo dovrebbe basarsi sul prodotto interno lordo pro capite, ma i Paesi hanno esigenze particolari. Lo stesso governo italiano vorrebbe che i dati non fossero quelli del 2013, penalizzanti dopo il recente crollo del Pil.

A titolo di esempio, l’attuale obiettivo climatico prevede a livello comunitario una diminuzione delle emissioni nocive del 40% entro il 2030. Ebbene, questo target si declina a livello nazionale in modo molto diverso da Paese a Paese, a seconda della ricchezza nazionale del singolo Stato membro: la Bulgaria deve mantenere le emissioni stabili ai livelli del 2005; mentre la Polonia deve ridurle del 7%, la Germania del 38% e la Svezia addirittura del 40 per cento.

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