HomeUltimo minutoBufera sulla Danimarca: aiutò l’intelligence Usa a spiare i politici europei

Bufera sulla Danimarca: aiutò l’intelligence Usa a spiare i politici europei

Proprio attraverso questi cavi avvenivano le intercettazioni che, utilizzando come filtro i numeri di telefono dei politici target dello spionaggio, davano accesso a telefonate, chat e messaggi testuali. E l’Nsa Usa aveva anche accesso al centro di raccolta dati e stazione di ascolto della base militare di Sandagergård, sull’isola di Amager nel Baltico.

Le reazioni. Macron: inaccettabile

Il ministro della Difesa danese, Trine Bramsen, pur premettendo che il governo non può commentare questioni di intelligence, ha sottolineato che il governo considera «inaccettabili» le intercettazioni sistematiche degli alleati. Ma le reazioni dei Paesi nel mirino non si sono fatte attendere, sintetizzate da Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron che, nella conferenza stampa seguita alle consultazioni governative franco-tedesche, hanno detto di aspettarsi chiarimenti, come già prima avevano fatto il ministro della Difesa svedese, Peter Hultqvist, e quello norvegese, Frank Bakke-Jensen.

«Se le informazioni sono vere – ha aggiunto Macron – vorrei dire che questo è inaccettabile fra alleati e ancor meno tra alleati e partner europei». La stessa, dura reazione di uno degli intercettati, Peer Steinbrück, che all’emittente tedesca ARD ha detto di trovare «grottesco» il fatto che l’intelligence faccia spionaggio su Paesi alleati. «Politicamente – ha concluso – lo considero uno scandalo».

Più conciliante invece Angela Merkel, che si è detta «sollevata che il governo danese, il ministro della Difesa, abbia detto molto chiaramente cosa pensi di queste cose. E in tal senso – ha concluso – vedo una buona base, non solo per chiarire le cose, ma per costruire davvero un rapporto di fiducia».

Una fiducia che, va ricordato, non riguarda solo i partner europei, ma soprattutto il grande alleato americano: quel presidente Joe Biden con cui oggi l’Europa sta cercando di rilanciare i rapporti e che tuttavia, all’epoca dei fatti, era il numero due di Obama.

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